domenica, 05 luglio 2009 @ 16:17
Un giorno una donna spettegolava con un' amica di un uomo che a malapena conosceva.
Quella notte fece un sogno: una enorme mano apparve sopra di lei e le puntò il dito contro.
La donna fu sopraffatta da un opprimente senso di colpa.
Il giorno seguente andò a confessarsi da un anziano prete della parrocchia al quale raccontò tutto.
«Il pettegolezzo è peccato? - Chiese al vecchio prete - Era la mano di Dio onnipotente che puntava il dito contro di me? Le devo chiedere l’assoluzione, Padre…..mi dica…ho commesso peccato?»
«Si, - le rispose il Padre - si, donna ignorante e male allevata. Hai detto falsità sul conto di un tuo simile, hai messo a repentaglio la sua reputazione, dal profondo del cuore te ne dovresti vergognare!»
Allora, la donna disse di essere pentita e chiese il perdono...
«Non avere fretta, - disse il Padre - vai a casa tua prima, prendi un bel cuscino e portalo sul tetto. Squarcialo bene con un coltello e poi ritorna da me….»
Cosi la donna andò a casa, prese un cuscino dal letto, un coltello in cucina, salì sul tetto salendo dalla scala antincendio e squarciò il guanciale.
Tornò poi dal vecchio prete, come lui le aveva detto.
«Hai squarciato il cuscino con il coltello?» Chiese lui.
«Si Padre.»
«E il risultato qual è stato?»
«Piume» Disse lei.
«Piume» Fece eco il prete.
«Piume dappertutto Padre…»
«Ora voglio che tu torni a casa, a raccogliere tutte le piume volate via con il vento»
«Ma - rispose la donna - non è possibile, non so dove siano finite, il vento le ha portate chissà dove…»
«…E questo è - disse il Padre - IL PETTEGOLEZZO!»

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domenica, 28 giugno 2009 @ 16:59

Tra parentesi è riportata la traduzione in italiano

1. Nun rompere 'o cazz'

(Non rompere il pene altrui. E neanche lo scroto, ovviamente)

2. N'arrubba'

(Non rubare)

3. Lassa sta' 'e creature

(Lascia i bambini tranquilli, non molestarli e non convincerli a scassinare automobili)

4. Fatt 'e cazz' tuoje

(Fatti gli affari tuoi)

5. Nun dicere strunzat'

(Non raccontare baggianate)

6. Nun sparà a nisciuno

(Non sparare a nessuno)

7. Cercati 'na fatica

(Cerca un lavoro onesto)

8. Parla poco

(Non c’è bisogno di traduzione, spero)

9. Nun t'attiggià

(Non assumere atteggiamenti superbi e supponenti)

10. Puort' rispetto

(Rispetta il tuo prossimo)


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martedì, 23 giugno 2009 @ 10:47
«Non toccare», mi ha detto. «Perché?», ho domandato. «È colla. Una colla speciale, super adesiva». «E perché l’hai comprata?». «Mi serve, ho un sacco di cose da incollare». «Ma non c’è niente che abbia bisogno di essere incollato» mi sono spazientito, «non capisco perché tu compri tutte queste scemenze». «Per lo stesso motivo per cui ti ho sposato» ha risposto lei stizzita, «per passare il tempo». Non volevo litigare, perciò sono rimasto zitto. Anche lei è rimasta zitta. «È efficace questa colla?» ho domandato. Lei mi ha mostrato la confezione con la fotografia di un uomo appeso al soffitto a testa in giù dopo che gli avevano spalmato di colla le suole delle scarpe. «Nessuna colla riesce a fare una cosa simile» ho detto, «questo signore è stata fotografato normalmente, in realtà sta in piedi su un pavimento. Hanno soltanto capovolto un lampadario in modo da dare l’impressione che il pavimento fosse il soffitto. Lo si capisce dalla finestra. Vedi? La maniglia è montata al contrario». Ho indicato la finestra che appariva nella foto, ma lei non l’ha guardata. «Sono le otto» ho detto, «devo scappare». Ho preso la borsa e l’ho baciata sulla guancia. «Oggi torno tardi perché...» – «Lo so» mi ha interrotto, «fai gli straordinari».

Ho telefonato a Mihal dall’ufficio. «Oggi non posso venire» ho detto, «devo tornare a casa presto». – «Perché?» ha domandato, «è successo qualcosa?» – «No... cioè, a dire il vero sì. Penso che lei abbia dei sospetti». C’è stato un lungo silenzio all’altro capo del filo, potevo sentire i respiri di Mihal. «Non capisco perché restiate insieme» ha sussurrato alla fine, «non fate niente voi due, non litigate nemmeno più. Non riesco a capire, non riesco proprio a capire cosa vi tenga uniti. Non capisco» ha ripetuto ancora, «davvero non capisco...». Si è messa a piangere. «Non piangere Mihal» le ho detto, «è arrivato qualcuno, devo riattaccare», ho mentito. «Verrò domani e ne parleremo. Promesso».

Sono tornato a casa presto. Appena entrato ho salutato ad alta voce ma non ho ottenuto risposta. Sono passato da una stanza all’altra. Lei non c’era. Sul tavolo della cucina ho trovato il tubetto della colla completamente vuoto. Ho cercato di spostare una sedia. Non si è mossa. Ci ho riprovato. Neanche di un millimetro. L’aveva incollata al pavimento. Il frigorifero non si apriva, aveva incollato anche quello. Non capivo il perché di tutte quelle assurdità, lei era sempre stata assennata, non capivo cosa le fosse successo. Mi sono diretto verso il telefono in salotto. Forse era andata da sua madre. Non sono riuscito a sollevare il ricevitore, aveva incollato anche quello. Ho preso rabbiosamente a calci il tavolino del telefono e mi si è quasi distorto un piede. E il tavolino non si è nemmeno spostato. Allora l’ho sentita ridere. La risata arrivava da qualche parte sopra di me. Ho alzato lo sguardo e lei era lì, appesa a testa in giù, attaccata a piedi nudi al soffitto del salotto. L’ho guardata allibito. «Dì un po’» ho domandato, «sei impazzita?». Non ha risposto, si è limitata a sorridere. Il suo sorriso pareva talmente naturale, ora che stava appesa così, all’incontrario, come se le labbra si tendessero da sole grazie alla forza di gravità. «Non ti preoccupare, ti tiro giù io» ho detto sfilando dei libri dagli scaffali. Ho impilato alcuni volumi dell’enciclopedia e mi ci sono arrampicato. «Forse ti farà un po’ male» ho spiegato cercando di mantenermi in equilibrio in cima ai libri. Lei ha continuato a sorridere. Ho tirato con tutte le mie forze ma non è successo niente. Sono sceso con prudenza dai libri. «Non ti preoccupare» l’ho rassicurata, «vado dai vicini a telefonare, a chiamare aiuto». «Va bene» ha riso lei, «io non mi muovo». Ho riso anch’io. Era così bella e insensata appesa così, all’incontrario. I suoi capelli lunghi ondeggiavano, i seni sembravano due gocce d’acqua cadenti sotto la maglietta bianca. Era così bella. Mi sono arrampicato sulla pila dei libri e l’ho baciata. Ho sentito la sua lingua toccare la mia, la pila dei libri è crollata e mi sono ritrovato a dondolare nell’aria, senza nessun appoggio, appeso solo alle sue labbra.

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giovedì, 18 giugno 2009 @ 16:25
postato da Tessy84 in amore, donna, dedica, delusione, dolcezza, bacio, alterego

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venerdì, 12 giugno 2009 @ 20:54

Quando Dio creò l'amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l'odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra.

Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo.

Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo.

CHARLES BUKOWSKI


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sabato, 06 giugno 2009 @ 15:23

L’altro giorno il mio telefono ha deciso di rendermi reperibile facendomi ricevere una telefonata dal giornale. Si perché il mio Nokia , quando fa caldo , va occasionalmente in ferie lasciando me nella disperazione. Riporto l’intercettazione paro paro:

 

Io: «Pronto!»

V. : «Uè bella come stai?»

Io: «Uè V! Tuttookkey. A te?»

V. : «Tuttappost’. Senti bella vedi che ci sta uno dal quale dovresti andare. Ci ha segnalato delle cose piuttosto pesanti in merito ad un edificio di via taldeitali nel quale lui lavora. Pare non sia a norma da nessun punto di vista, sia fatiscente e ha aggiunto di avere tutte le carte che lo attestano. Mi raccomando. Su questa cosa dobbiamo pensare soprattutto a pararci il culo visto che ci sta il Comune per lo mezzo. Dovrai innanzitutto farti dare le carte di cui mi ha parlato. Poi si vedrà il resto”.

Io : «Ok! Mò lo chiamo. Grazie V!»

V. : «Figurt’. Senti vedi che dovresti andarci domani mattina. Per il pezzo ci sentiamo venerdì.»

Io: «Ok.»

 

La prima cosa alla quale ho pensato è stato il mio Avvocato che stilava la linea difensiva per una querela certa che mi attendeva, scrivendo un pezzo simile.

 

Non fornirò dettagli sul fattaccio visto che l’articolo non è stato pubblicato, né tantomeno scritto. Se continuerete a leggere capirete il perché.

 

Ho telefonato a questo signore. L’appuntamento è stato fissato per il giorno seguente alle 10.00 del mattino presso l’edificio in questione. Sono arrivata lì dopo aver dormito circa 4 ore. Gli occhi erano stanchi, la palpebra pretendeva di calare proprio mentre stavo attraversando la strada. Si, perché io sono una di quelle che se non dorme 8 ore è isterica tutto il giorno. Siccome man mano che il tempo passa e il lavoro aumenta tutte quelle ore di sonno non me le dormo mai sono isterica sempre, dicimm’. Vabbuò.

Tralasciamo le disgrazie della sottoscritta e andiamo avanti.

Barcollando sono arrivata sul posto ed ho incontrato questo tizio. Battagliero e un po’ incosciente. Con una maglietta rossa e la panza stile gabibbo mi ha portata in giro per l’edificio ed ho constatato con i miei occhi che effettivamente ciò che sosteneva corrisponde a verità. Durante il tour con il gabibbo partenopeo io chiedevo insistentemente i documenti che attestavano quanto stavo constatando e quanto lui affermava.

Al terzo: « Si, mò te li do » ho iniziato a capire che c’era qualcosa di strano. A gironzolamento terminato attraverso piani (il cui ascensore aveva visto l’ultima revisione nel 2005) con fili in rame dell’impianto elettrico scoperti e intonaco che veniva giù come il burro, ‘sto padre di famiglia mi ha consegnato tre fogli di carta. Erano semplicemente dei fax che lui stava inviando al Direttore degli uffici in questione, al Sindaco e ad Assessori vari. Fax nei quali chiedeva spiegazioni circa la stabilità del palazzo.

Io: «Scusate ma non sono questi i documenti di cui ho bisogno. A me servono quelli di cui dovreste essere in possesso, almeno così avete affermato, dove è già attestata la fatiscenza dell’edificio…»

La sua faccia è diventata rossa come la maglietta che indossava.

Lui: «Veramente io ho solo questi documenti qui – ha detto con un filo di voce –.»

Io: «Come mai avete detto al giornale che eravate in possesso di tutto, quindi anche dei documenti che vi sto chiedendo e che a quanto pare non avete?»

 

Fatta questa domanda mi sono limitata a guardarlo. Lui ha riflettuto un attimo e poi ha aggiunto con voce sicura, stavolta:

 

«Eh! Jamm’! Signurì vuje sit’ giurnalist’! Sapit’ comm’ apparà! A che vi servono i documenti? Se non dicevo che tenevo le carte voi qui non ci sareste mai venuta. Sentit’ n’ata cos’…l’articl’ quann’ esc’? (Traduzione dal napoletano: Su su! Voi siete una giornalista. Saprete certamente come risolvere la faccenda anche in assenza di documenti specifici. Se non avessi affermato di esserne in possesso non avreste mai messo piede qui. Ma il pezzo? Quando pensate di pubblicarlo?

 

Col cuore nei calzini e gli occhi ormai chiusi dal sonno ho risposto: «Non so, francamente. Visto che come avete detto voi io song’ giurnalist’ e sacc’ comm’apparà, mi dovrete dare il tempo di apparare. Poi si vedrà».

 

Lui: «No sapit’ ppcchè? Vorrei avvertire la mia famiglia ca esc’ o nomm’ mi’ ‘ngopp o giurnal’ (Traduzione: Ve l’ho chiesto per il semplice fatto che gradirei avvertire la mia famiglia e dar modo loro di leggere il mio nome pubblicato sul giornale)».

 

 

Questo post è dedicato a tutti i “colleghi” che prima o poi hanno avuto a che fare con qualcuno sui generis e gli avrebbero volentieri strappato la trachea.

 


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martedì, 02 giugno 2009 @ 14:09

Dal Panettiere: "Quando vi diventa duro ve lo grattuggiamo gratis, ma metà ce lo tratteniamo".

In una palazzina in vendita con officina artigianale sul retro: "Si vende solo il davanti. Il didietro serve a mio marito".

Sempre vendita immobiliare: "Si vendono letti a castella per bambini di legno".

Dal mobiliere: "Si vendono mobili del settecento nuovi".

Macelleria: "Da Rosalia tacchini - polli. A richiesta di aprono le cosce".

Ancora macelleria: "Carne bonina ovina caprina suina pollina e coniglina".

Polleria: "Polli arrosto anche vivi".

Ancora polleria: "Si ammazzano galline in faccia".

Di nuovo in polleria: "Si vendono uova fresche per bambini da succhiare".

Sfasciacarrozze: "Qui si vendono automobili incidentate, ma non rubate".

Fioraio: "Se mi cercate sono al cimitero....vivo".

Ancora dal fioraio: "Si inviano fiori in tutto il mondo. Anche via fax".

Abbigliamento: "Nuovi arrivi di mutande. Se le provate non le togliete più".

Ancora abbigliamento: "Non andate altrove a frvi rubare. Provate da noi".

Di nuovo abbigliamento: "Di quello che c'è in questo negozio non manca niente".

Abbigliamento per bambini: "Si vendono impermeabili per bambini di gomma".

Autofficina: "Venite una volta da noi e non andrete mai più da nessuna parte".

Ancora autofficina: "Si riparano biciclette anche rotte".

Ferramenta: "Sega a due mani e a denti stretti: 50 Euro".

Lavanderia: "Qui si smacchiano antilopi".

Sul citofono caserma dei Carabinieri: "Attenzione per suonare premere. Se non risponde nessuno ripremere".

Negozio di mangimi: "Tutto per il vostro uccello".

Fine.


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venerdì, 22 maggio 2009 @ 12:27
..."Era il tempo delle piccadilly a punta a spillo, verso il '72 - '73: e qualcuno si inventò il pezzotto. Le cose andarono così: bisognava trovare il modo di vendere le moto e le macchine rubate e metterci sopra un numero di matricola nuovo. Ci si ingegnò e ci si riuscì. La prima esperienza fu rozza e artigianale, ma da allora se n'è mangiato pane: oggi, se girate per esempio per Secondigliano di pezzotti ne trovate di tre tipi: uno, il più una chiavica, costa veramente poco, ma lo staccate con una sputazzata e i carabinieri vi sgamano subito e vi pigliano a calci in culo fino a Poggioreale perché siete veramente delle samente a pigliarvene uno così. Il secondo è un poco meglio: lo fanno con certi vecchi ferri dei fabbroferrai e costa un tanto di più: la polizia non vi sgama ma lo dovete rinnovare ogni tre quattro mesi, tipo bollino blu, perché col calore del motore quasi quasi si squaglia e se ne cade. Il terzo invece è perfetto e consente uno smercio fantastico che fa della città di Napoli la mecca di macchine e motorini rubati. Perché si tratta di veri e propri laboratori che si sono comprate le macchine da stampo da quelli della fiat o di altre marche di automobili e fanno dei santanna di pezzotti che non li riconoscerebbe manco Gianni Agnelli e il suo amministratore delegato. Prezzo: sulle cinquecentomila lire ma con la macchina vergine come nuova.
Questa abitudine del pezzotto ha finito per creare, in questi ultimi vent'anni, una curiosa deriva semantica: la parola "pezzotto" è entrata a tutto diritto nel vocabolario napoletano, al punto che è stato coniato anche il verbo "pezzottare" o "appezzottare" che viene usato nei casi più svariati. Per esempio per dire che uno è palesemente bugiardo e menzognero. Oppure scemo, perché mammà e papà ti hanno creato solo con un velo di cervella (che, si sa, è una sfoglia di cipolla) e basta. O per dire che hai comprato qualcosa che non funziona bene: uno stereo, un giradischi o un televisore che dopo i primi momenti di gloria ti lascia a piedi. Ma soprattutto, per marcare un prodotto falso: una cravatta, una borsa, un vestito, un computer, un paio di occhiali da sole. Come anche per definire video e cassette finte, di cui in città esiste un mercato assai fiorente fatto da personaggi mitici, come il grande Mixed-by-Erry. Ma pure nella vita politica e culturale il verbo pezzottare trova una sua originale e adatta utilizzazione, viste le numerose iniziative che, patinate e alla moda, puzzano da mille chilometri di abbruciaticcio, camaleontico ed illusorio. E che proprio per la loro indecenza e la loro mancata adesione al contesto vanno considerate, con tutta la raggia e tutto lo sdegno, appezzottate"...

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giovedì, 21 maggio 2009 @ 15:09

Stamattina per me la sveglia è suonata alle 6. Cioè non è che è suonata. M’hanno svegliata!

Con l’esattezza mi ha scetata la pazza del piano di sotto con i suoi allucchi. Si perché io c’ho una vecchia che abita proprio sotto i miei balconi a farmi “compagnia”. Ha 91 anni, è un’ex professoressa di matematica ed ex Preside ‘e scol. Già con questo credo di aver detto tutto. In gioventù andava raccattando a Secondigliano e in un secondo momento a Casal di Principe i criaturi che anziché studiare preferivano lavorare o imparare a fare i “guaglioni della camorra”. Insomma, malavitoso più malavitoso meno questa era una con le palle. E’ un metro e mezzo di femmina e nei suoi occhi si legge il percorso di una vita vissuta da figlia di carbonaro quale è. Non sto scherzando. Ma mò ha proprio rotto i coglioni. Soffre di un disturbo del quale ignoro il nome clinico, che la costringe a convivere occasionalmente con un rumore nelle chiocche. Ha rifiutato qualsiasi tipo di cura. E’ convinta di non essere malata e se la piglia con noi poveri cristi del piano superiore al suo, quali (testuali parole della vecchia) “responsabili di quel rumore”. A volte si sfoga pure spostando i mobili di casa e facendo un fracasso esagerato. Quella mignotta sa che da fastidio. O’ fa appost’. Una volta il mio compagno ed io abbiamo invitato due poliziotti, da lei fatti intervenire alle 3,30 del mattino, in casa nostra. In maniera tale che potessero constatare con i loro occhi che nun’ c’ stà nisciunu mutor’ dind’ a cas’!

Appurato ciò dissero con molta franchezza: “Avita suppurtà. Nuje nun’ putimm’ fa nient’ ”.

Si è provato a chiamare l’igiene mentale, ma gli stessi ci chiedono di telefonare alle forze dell’ordine. Si passano la palla, insomma. Soltanto una volta l’igiene mentale si è interessata al caso. Anni fa. Nessun risultato. La vecchia si affacciò al balcone e con aria sicura disse alla dottoressa che cercava di convincerla ad aprirle la porta: “Voi non potete fare nulla. Laureata siete voi e laureata sono io. E so bene che in casa mia non potete entrare!!!”. Appost’. Niente di fatto. Da allora e nel corso del tempo se vengono interpellati gli agenti del Commissariato Dante dicono: “Ma chi la vecchia di San Giuseppe dei Nudi? Noi abbiamo cose più importanti da fare, abbiate pazienza”. E interrompono la comunicazione senza intervenire. Idem per quanto riguarda i Carabinieri della stazione S. Giuseppe. Se si chiama l’igiene mentale, ormai, fanno finta di avere il telefono scassato: “Non vi sento! Chi siete?” Noi: “Sono tizio o caio…mi sentite?” Loro: “No!”

E mettono giù. Stamattina ha cominciato presto, quella Tortorella di chi gli è morto. Alle 6, appunto. Per quanto le riguarda il mio compagno è un mariuolo pedofilo. E io una zoccola. Vabbè. Fino a qui ci posso pure passare sopra. Ma che mi sceti alle 6 di mattina quando sono andata a dormire alle 3 no. Non lo tollero. Stavo riempiendo un secchio d’acqua gelata e caricando il fucile a pompa quando si è fermata una gazzella dei carumba. L’uomo in divisa è scesa dalla macchina con la faccia incazzata, si è avvicinato a quella vecchia nana e le ha detto: “Uè signò. Mò bast’. Vediamo di non cominciare il casino alle 6 di mattina!” Non l’avesse mai fatto. La vecchia ha cominciato il suo sproloquio parlando di politica, forze dell’ordine, ragazzini che fanno bene ad uccidere i carabinieri perché si fottono solo lo stipendio (oh l’ha detto lei eh!!!), Berlusconi, Fassino, Di Pietro e tanto altri personaggi che ora non ricordo. Nel frattempo speravo si calmasse per poter dormire almeno altre due ore. Invece niente. Ha alluccato fino a quando il suono della sveglia non mi ha diplomaticamente detto: “Terè aizt’ ”. Alla fine la vecchia ha concluso dicendo al carabiniere che l’ascoltava inerme: “Io posso dire e fare quello che voglio! Voi non potete farmi nulla e sapete perché? Io sono troppo vecchia. Non potete toccarmi nemmeno con un dito, se no passate un guaio. E non potete farmi nemmeno il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) perché non sono pazza!!! Mò andatevene”. Oh quello s’è messo in macchina ed è andato via sgommando. Noi, poveri disperati, abbiamo messo su la macchinetta del caffè. Eccola. Mò ha ricominciato a spostare i mobili e a fare burdello. Vado a caricare il fucile con i cubetti di ghiaccio. Se è una cosa vi ho voluto bene.


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sabato, 09 maggio 2009 @ 22:33
...Tutto sommato la vita è un dono. E se credi che la tua sia una munnezza non esitare. Dai sfogo alla tua vigliaccheria suicidandoti. Il mondo ha bisogno di gente coraggiosa, non di te. Ma non fare il coglione guidando da ubriaco, non correre...C'è gente che apprezza la propria vita. E tu non hai il diritto di portargliela via.


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