Tra parentesi è riportata la traduzione in italiano
1. Nun rompere 'o cazz'
(Non rompere il pene altrui. E neanche lo scroto, ovviamente)
2. N'arrubba'
(Non rubare)
3. Lassa sta' 'e creature
(Lascia i bambini tranquilli, non molestarli e non convincerli a scassinare automobili)
4. Fatt 'e cazz' tuoje
(Fatti gli affari tuoi)
5. Nun dicere strunzat'
(Non raccontare baggianate)
6. Nun sparà a nisciuno
(Non sparare a nessuno)
7. Cercati 'na fatica
(Cerca un lavoro onesto)
8. Parla poco
(Non c’è bisogno di traduzione, spero)
9. Nun t'attiggià
(Non assumere atteggiamenti superbi e supponenti)
10. Puort' rispetto
(Rispetta il tuo prossimo)
Quando Dio creò l'amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l'odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra.
Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo.
Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo.
CHARLES BUKOWSKI
L’altro giorno il mio telefono ha deciso di rendermi reperibile facendomi ricevere una telefonata dal giornale. Si perché il mio Nokia , quando fa caldo , va occasionalmente in ferie lasciando me nella disperazione. Riporto l’intercettazione paro paro:
Io: «Pronto!»
V. : «Uè bella come stai?»
Io: «Uè V! Tuttookkey. A te?»
V. : «Tuttappost’. Senti bella vedi che ci sta uno dal quale dovresti andare. Ci ha segnalato delle cose piuttosto pesanti in merito ad un edificio di via taldeitali nel quale lui lavora. Pare non sia a norma da nessun punto di vista, sia fatiscente e ha aggiunto di avere tutte le carte che lo attestano. Mi raccomando. Su questa cosa dobbiamo pensare soprattutto a pararci il culo visto che ci sta il Comune per lo mezzo. Dovrai innanzitutto farti dare le carte di cui mi ha parlato. Poi si vedrà il resto”.
Io : «Ok! Mò lo chiamo. Grazie V!»
V. : «Figurt’. Senti vedi che dovresti andarci domani mattina. Per il pezzo ci sentiamo venerdì.»
Io: «Ok.»
La prima cosa alla quale ho pensato è stato il mio Avvocato che stilava la linea difensiva per una querela certa che mi attendeva, scrivendo un pezzo simile.
Non fornirò dettagli sul fattaccio visto che l’articolo non è stato pubblicato, né tantomeno scritto. Se continuerete a leggere capirete il perché.
Ho telefonato a questo signore. L’appuntamento è stato fissato per il giorno seguente alle 10.00 del mattino presso l’edificio in questione. Sono arrivata lì dopo aver dormito circa 4 ore. Gli occhi erano stanchi, la palpebra pretendeva di calare proprio mentre stavo attraversando la strada. Si, perché io sono una di quelle che se non dorme 8 ore è isterica tutto il giorno. Siccome man mano che il tempo passa e il lavoro aumenta tutte quelle ore di sonno non me le dormo mai sono isterica sempre, dicimm’. Vabbuò.
Tralasciamo le disgrazie della sottoscritta e andiamo avanti.
Barcollando sono arrivata sul posto ed ho incontrato questo tizio. Battagliero e un po’ incosciente. Con una maglietta rossa e la panza stile gabibbo mi ha portata in giro per l’edificio ed ho constatato con i miei occhi che effettivamente ciò che sosteneva corrisponde a verità. Durante il tour con il gabibbo partenopeo io chiedevo insistentemente i documenti che attestavano quanto stavo constatando e quanto lui affermava.
Al terzo: « Si, mò te li do » ho iniziato a capire che c’era qualcosa di strano. A gironzolamento terminato attraverso piani (il cui ascensore aveva visto l’ultima revisione nel 2005) con fili in rame dell’impianto elettrico scoperti e intonaco che veniva giù come il burro, ‘sto padre di famiglia mi ha consegnato tre fogli di carta. Erano semplicemente dei fax che lui stava inviando al Direttore degli uffici in questione, al Sindaco e ad Assessori vari. Fax nei quali chiedeva spiegazioni circa la stabilità del palazzo.
Io: «Scusate ma non sono questi i documenti di cui ho bisogno. A me servono quelli di cui dovreste essere in possesso, almeno così avete affermato, dove è già attestata la fatiscenza dell’edificio…»
La sua faccia è diventata rossa come la maglietta che indossava.
Lui: «Veramente io ho solo questi documenti qui – ha detto con un filo di voce –.»
Io: «Come mai avete detto al giornale che eravate in possesso di tutto, quindi anche dei documenti che vi sto chiedendo e che a quanto pare non avete?»
Fatta questa domanda mi sono limitata a guardarlo. Lui ha riflettuto un attimo e poi ha aggiunto con voce sicura, stavolta:
«Eh! Jamm’! Signurì vuje sit’ giurnalist’! Sapit’ comm’ apparà! A che vi servono i documenti? Se non dicevo che tenevo le carte voi qui non ci sareste mai venuta. Sentit’ n’ata cos’…l’articl’ quann’ esc’? (Traduzione dal napoletano: Su su! Voi siete una giornalista. Saprete certamente come risolvere la faccenda anche in assenza di documenti specifici. Se non avessi affermato di esserne in possesso non avreste mai messo piede qui. Ma il pezzo? Quando pensate di pubblicarlo?)»
Col cuore nei calzini e gli occhi ormai chiusi dal sonno ho risposto: «Non so, francamente. Visto che come avete detto voi io song’ giurnalist’ e sacc’ comm’apparà, mi dovrete dare il tempo di apparare. Poi si vedrà».
Lui: «No sapit’ ppcchè? Vorrei avvertire la mia famiglia ca esc’ o nomm’ mi’ ‘ngopp o giurnal’ (Traduzione: Ve l’ho chiesto per il semplice fatto che gradirei avvertire la mia famiglia e dar modo loro di leggere il mio nome pubblicato sul giornale)».
Questo post è dedicato a tutti i “colleghi” che prima o poi hanno avuto a che fare con qualcuno sui generis e gli avrebbero volentieri strappato la trachea.
Dal Panettiere: "Quando vi diventa duro ve lo grattuggiamo gratis, ma metà ce lo tratteniamo".
In una palazzina in vendita con officina artigianale sul retro: "Si vende solo il davanti. Il didietro serve a mio marito".
Sempre vendita immobiliare: "Si vendono letti a castella per bambini di legno".
Dal mobiliere: "Si vendono mobili del settecento nuovi".
Macelleria: "Da Rosalia tacchini - polli. A richiesta di aprono le cosce".
Ancora macelleria: "Carne bonina ovina caprina suina pollina e coniglina".
Polleria: "Polli arrosto anche vivi".
Ancora polleria: "Si ammazzano galline in faccia".
Di nuovo in polleria: "Si vendono uova fresche per bambini da succhiare".
Sfasciacarrozze: "Qui si vendono automobili incidentate, ma non rubate".
Fioraio: "Se mi cercate sono al cimitero....vivo".
Ancora dal fioraio: "Si inviano fiori in tutto il mondo. Anche via fax".
Abbigliamento: "Nuovi arrivi di mutande. Se le provate non le togliete più".
Ancora abbigliamento: "Non andate altrove a frvi rubare. Provate da noi".
Di nuovo abbigliamento: "Di quello che c'è in questo negozio non manca niente".
Abbigliamento per bambini: "Si vendono impermeabili per bambini di gomma".
Autofficina: "Venite una volta da noi e non andrete mai più da nessuna parte".
Ancora autofficina: "Si riparano biciclette anche rotte".
Ferramenta: "Sega a due mani e a denti stretti: 50 Euro".
Lavanderia: "Qui si smacchiano antilopi".
Sul citofono caserma dei Carabinieri: "Attenzione per suonare premere. Se non risponde nessuno ripremere".
Negozio di mangimi: "Tutto per il vostro uccello".
Fine.
Stamattina per me la sveglia è suonata alle 6. Cioè non è che è suonata. M’hanno svegliata!
Con l’esattezza mi ha scetata la pazza del piano di sotto con i suoi allucchi. Si perché io c’ho una vecchia che abita proprio sotto i miei balconi a farmi “compagnia”. Ha 91 anni, è un’ex professoressa di matematica ed ex Preside ‘e scol. Già con questo credo di aver detto tutto. In gioventù andava raccattando a Secondigliano e in un secondo momento a Casal di Principe i criaturi che anziché studiare preferivano lavorare o imparare a fare i “guaglioni della camorra”. Insomma, malavitoso più malavitoso meno questa era una con le palle. E’ un metro e mezzo di femmina e nei suoi occhi si legge il percorso di una vita vissuta da figlia di carbonaro quale è. Non sto scherzando. Ma mò ha proprio rotto i coglioni. Soffre di un disturbo del quale ignoro il nome clinico, che la costringe a convivere occasionalmente con un rumore nelle chiocche. Ha rifiutato qualsiasi tipo di cura. E’ convinta di non essere malata e se la piglia con noi poveri cristi del piano superiore al suo, quali (testuali parole della vecchia) “responsabili di quel rumore”. A volte si sfoga pure spostando i mobili di casa e facendo un fracasso esagerato. Quella mignotta sa che da fastidio. O’ fa appost’. Una volta il mio compagno ed io abbiamo invitato due poliziotti, da lei fatti intervenire alle 3,30 del mattino, in casa nostra. In maniera tale che potessero constatare con i loro occhi che nun’ c’ stà nisciunu mutor’ dind’ a cas’!
Appurato ciò dissero con molta franchezza: “Avita suppurtà. Nuje nun’ putimm’ fa nient’ ”.
Si è provato a chiamare l’igiene mentale, ma gli stessi ci chiedono di telefonare alle forze dell’ordine. Si passano la palla, insomma. Soltanto una volta l’igiene mentale si è interessata al caso. Anni fa. Nessun risultato. La vecchia si affacciò al balcone e con aria sicura disse alla dottoressa che cercava di convincerla ad aprirle la porta: “Voi non potete fare nulla. Laureata siete voi e laureata sono io. E so bene che in casa mia non potete entrare!!!”. Appost’. Niente di fatto. Da allora e nel corso del tempo se vengono interpellati gli agenti del Commissariato Dante dicono: “Ma chi la vecchia di San Giuseppe dei Nudi? Noi abbiamo cose più importanti da fare, abbiate pazienza”. E interrompono la comunicazione senza intervenire. Idem per quanto riguarda i Carabinieri della stazione S. Giuseppe. Se si chiama l’igiene mentale, ormai, fanno finta di avere il telefono scassato: “Non vi sento! Chi siete?” Noi: “Sono tizio o caio…mi sentite?” Loro: “No!”
E mettono giù. Stamattina ha cominciato presto, quella Tortorella di chi gli è morto. Alle 6, appunto. Per quanto le riguarda il mio compagno è un mariuolo pedofilo. E io una zoccola. Vabbè. Fino a qui ci posso pure passare sopra. Ma che mi sceti alle 6 di mattina quando sono andata a dormire alle 3 no. Non lo tollero. Stavo riempiendo un secchio d’acqua gelata e caricando il fucile a pompa quando si è fermata una gazzella dei carumba. L’uomo in divisa è scesa dalla macchina con la faccia incazzata, si è avvicinato a quella vecchia nana e le ha detto: “Uè signò. Mò bast’. Vediamo di non cominciare il casino alle 6 di mattina!” Non l’avesse mai fatto. La vecchia ha cominciato il suo sproloquio parlando di politica, forze dell’ordine, ragazzini che fanno bene ad uccidere i carabinieri perché si fottono solo lo stipendio (oh l’ha detto lei eh!!!), Berlusconi, Fassino, Di Pietro e tanto altri personaggi che ora non ricordo. Nel frattempo speravo si calmasse per poter dormire almeno altre due ore. Invece niente. Ha alluccato fino a quando il suono della sveglia non mi ha diplomaticamente detto: “Terè aizt’ ”. Alla fine la vecchia ha concluso dicendo al carabiniere che l’ascoltava inerme: “Io posso dire e fare quello che voglio! Voi non potete farmi nulla e sapete perché? Io sono troppo vecchia. Non potete toccarmi nemmeno con un dito, se no passate un guaio. E non potete farmi nemmeno il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) perché non sono pazza!!! Mò andatevene”. Oh quello s’è messo in macchina ed è andato via sgommando. Noi, poveri disperati, abbiamo messo su la macchinetta del caffè. Eccola. Mò ha ricominciato a spostare i mobili e a fare burdello. Vado a caricare il fucile con i cubetti di ghiaccio. Se è una cosa vi ho voluto bene.